Rintracciabilità degli alimenti di origine animale

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Con la sentenza impugnata, il T.A.R. Calabria ha respinto il ricorso proposto dall’odierna appellante, avverso il verbale elevato dal Dipartimento di Prevenzione – UOC Igiene degli alimenti di origine animale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza all’esito di visita ispettiva nella parte in cui prescrive di predisporre, nel termine di giorni 30 ed ai sensi dell’art. 6, comma 7 del D.lvo n. 193/2007, “uno strumento di trasmissione all’OSA a cui tali alimenti vengono forniti, del dato relativo al lotto di produzione (fattura o altro appropriato sistema)” degli alimenti di origine animale. Nell’ambito della suddetta ispezione, occasionata da una “allerta” concernente la presenza di cadmio in calamari al naturale e, più precisamente, nell’ambito di un accesso presso due dei punti vendita indicati nella lista di distribuzione del prodotto oggetto dell’allerta, gli ispettori avevano rilevato che le fatture emesse dalla ditta X, a fronte degli alimenti di origine animale distribuiti agli operatori del servizio alimentare (cd. OSA), riportavano tutte le informazioni all’uopo previste dal Reg. U.E. n. 931/2011, ad eccezione di quelle relative al lotto di produzione: da ciò la formulazione della prescrizione innanzi indicata, oggetto della domanda di annullamento proposta in primo grado.

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